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Seconda asta per la cartografia digitale di Roma: come andrà a finire?

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La prima è andata deserta, così il tribunale ha pubblicato una nuova asta con base ribassata a 370mila Euro che si chiuderà il 27 novembre. Ci saranno offerte o ancora una volta il Comune di Roma e le aziende di servizi saranno platealmente assenti ingiustificati?

I cittadini romani dovrebbero chiederlo al Comune: perché non ha pensato di acquisire uno strumento così importante per gestire la città, con l’idea di condividerlo con tutte le aziende che gestiscono i servizi della città (acqua, gas, elettricità, telecomunicazioni, trasporti, rifiuti, ecc.) ed anche con la cittadinanza secondo la regola dell’open data?

Come è possibile non acquisire un patrimonio di informazioni utile a tutti? Forse i dirigenti del Comune pensano che costi meno realizzarla ex-novo? Oppure che la licenza che hanno acquisito sia sufficiente al suo uso? Non sanno che la licenza (è scritto esplicitamente nel testo) non ne consente l’aggiornamento? Il Comune e le principali aziende di servizi anni fa hanno acquisito licenze d’uso di questa banca dati di proprietà dell’azienda Cartesia, oggi fallita. Ogni licenza acquistata è stata pagata un prezzo svariate volte superiore all’attuale base d’asta.

E’ vero che la banca dati non è stata aggiornata dal 2010, per via delle vicende dell’azienda, ma il Comune, che rilascia le autorizzazioni a costruire edifici e infrastrutture, ha in casa tutto il materiale necessario per attualizzare la cartografia digitale. Comunque va considerato che gli aggiornamenti necessari riguardano una minima percentuale dell’enorme tessuto urbano della Capitale, concentrati essenzialmente sui nuovi quartieri nati a cavallo del GRA.

Anche le aziende che gestiscono le reti tecnologiche e che spendono enormi quantità di denaro per essere al passo con i tempi dell’evoluzione tecnologica di una smart city, non sembrano mostrare interesse verso questa occasione imperdibile. Anche a loro varrebbe la pena chiedere il perché di questo disinteresse.

Ed allora il cittadino deve solo sperare in qualche imprenditore illuminato che riesca a sfruttare questo patrimonio con una buona idea di business, anche se la cartografia digitale di Roma è un bene che per il suo DNA dovrebbe essere di tutti. Ma le istituzioni non riescono a percepirne l’enorme utilità.

 

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