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Droni e robot per esplorare le profondità marine

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Una flotta di droni subacquei si prepara ad esplorare le profondità di mari ed oceani. Si moltiplicano in Italia e nel mondo, infatti, i progetti per la costruzione di sofisticati robot marini, in grado di raggiungere fondali inesplorati e di documentare con telecamere e sensori l’ambiente sommerso, come anche relitti affondati o testimonianze di antiche civiltà.

Rover marini telecomandati, ad esempio, sono stati utilizzati recentemente da una nave della Marina Militare per ritrovare il sommergibile “Guglielmotti”, affondato durante la Prima Guerra Mondiale a largo dell’isola di Capraia, o dal CNR per misurare i parametri ambientali sottomarini nelle isole Svalbard nell’Artico norvegese. 

L’impiego in mare di sistemi autonomi o teleguidati si sta diffondendo rapidamente. Possono essere utilizzati, infatti, per il controllo di tubature o strutture sottomarine, per il monitoraggio dell’ecosistema sommerso, per la mappatura dettagliata delle aree portuali e dei fondali e per l’esplorazione di siti archeologici, come imbarcazioni affondate o vestigia di antichi porti o città.

Non mancano poi le applicazioni nel settore della sicurezza e del soccorso, ad esempio per fornire dati in caso di naufragi (furono molto utilizzati anche nella tragica vicenda della Costa Concordia), o in campo militare.

Oltre che in mare, questi droni e robot posso naturalmente operare pure in altri generi di bacini, ad esempio per il controllo dell’inquinamento dei fiumi, per le verifiche strutturali delle dighe e addirittura per individuare le perdite all’interno di grandi tubature sotterranee per la distribuzione dell’acqua. 

Tutte le più recenti innovazioni in questo settore saranno presentate al “Sea Drone Tech Summit 2018”, il primo congresso in Italia dedicato ai droni e ai robot per impiego marino e subacqueo, che si svolgerà nei giorni 16 e 17 novembre prossimi a Gallipoli (Lecce).

www.seadrone.it

 

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