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Tecnologie per monitorare le infrastrutture strategiche

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A pochi giorni dal crollo del ponte Morandi tutti ci chiediamo come era monitorata questa importantissima infrastruttura autostradale. Oggi sono disponibili molte tecnologie che consentono un monitoraggio continuo e sistematico delle infrastrutture, eppure forse vengono scarsamente applicate.

In questi giorni sentiamo parlare solo di telecamere che tra l'altro si dice che non abbiano funzionato per il maltempo. Sembra anche che non ci fosse installato alcun tipo di sensore, nonostante nel 2017 il Politecnico di Milano, consultato dalla Società Autostrada per l'Italia, avesse consigliato di installare dei sensori sui piloni, sugli stralli e sulle solette. Costo tra i 700.000 e gli 800.000 euro, compreso il software per la registrazione dei dati e l'elaborazione.

E' veramente strano che una struttura così strategica per i collegamenti in Liguria, con la Francia, con il Piemonte e la Valle D'Aosta, che passa su case ed aziende, non sia stata continuamente monitorata, soprattutto dopo che tecnici ed esperti avevano segnalato più volte pericolosità e rischi.

Oggi la tecnologia a disposizione non manca. Oltre ai sensori da installare in loco, abbiamo tecnologie satellitari in grado di monitorare anche piccoli spostamenti delle infrastrutture come i radar ad apertura sintetica (SAR). Analisi si possono fare facilmente in loco attraverso sensori installati a bordo di droni.

Eppure sembra di capire che gli unici sensori disponibili sul ponte siano state delle telecamere, probabilmente utilizzate in modo analogico per il monitoraggio del traffico, più che della infrastruttura. Non voglio sminuire il ruolo delle telecamere che possono essere anche sofisticate e finalizzate ad usi specifici, ma affidarsi solo a queste per una struttura così importante, non consente certo azioni preventive.

Immagino quindi che, se un ponte di tale importanza che già presentava criticità, non era monitorato, neanche la maggior parte di ponti, viadotti, gallerie in Italia sia monitoratorata. 

Su quel ponte c'ero passato qualche giorno prima del crollo. L'evento, le vittime, la tragedia mi ha talmente traumatizzato che per tutto il viaggio svolto nei giorni successivi, ogni ponte, viadotto, galleria sono diventati fonte di preoccupazione. Immagino sia successo e succede tutto'ora anche a voi. 

Ma le tragedie lasciano il segno e devone servire a migliorare e a fare in modo che non si ripetano. Spero quindi vivamente che il Ministero dei Trasporti, convolgendo tutti gli operatori e i concessionari che hanno in gestione le infrastrutture, investa per costruire un piano di monitoraggio ed un sistema informativo centrale di controllo delle infrastrutture e della loro salute. Il know how non ci manca: università, istituti di ricerca, aziende, professionisti ed esperti in Italia sono molto preparati, anche perché viviamo in un territorio soggetto a varie pericolosità naturali ed antropiche.

Ed allora bisogna agire subito, senza indugio. Noi cittadini vorremmo essere "MESSI IN SICUREZZA"! 

 

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