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Torna di moda la digitalizzazione del Patrimonio Culturale

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Il Mibact dagli anni 90 si occupa della digitalizzazione del patrimonio culturale. Tanti sistemi che negli anni hanno avuto alterne vicende e finanziamenti a singhiozzo. In tutti questi anni forse si è speso di più per aggiornare le piattaforme tecnologiche che per acquisire nuovi dati sul patrimonio culturale.

I sistemi informatici purtroppo raggiungono facilmente l'obsolescenza precoce viste le continue innovazioni tecnologiche. La stessa obsolescenza che probabilmente non consente più il recupero di qualche banca dati archiviata su nastri in bobina o cassetta, floppy disck, o altri supporti non più leggibili scomparsi dal mercato.

Ma la politica dà oggi nuova energia alla digitalizzazione del patrimonio culturale con l'annunciata delega a Gianluca Vacca, Sottosegretario MiBACT. 

Ma cosa vuol dire digitalizzare il patrimonio culturale? Fino a qualche anno fa si pensava quasi esclusivamente alla catalogazione; operazione costosa, complessa e decisamente lunga. Oltre questa forma di digitalizzazione sono poche le esperienze di altri tipi di digitalizzazione: possiamo giusto ricordare alcune rilevanti attività di riproduzione fotodigitale di disegni, stampe, cartoline, quadri ed altri oggetti d'arte. Oggi però le nuove tecnologie consentono di acquisire sofisticati modelli digitali delle opere in 3D e quindi di offrire dati molto significativi ad esperti ma anche ai comuni cittadini. 

Ma le iniziative del nuovo sottosegretario, che vorranno andare in questa direzione, daranno ancora una volta vita ad un nuovo progetto senza fine?

 

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