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Sharing Mobility nelle città italiane: a che punto siamo?

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Presentato a Roma il report dell’Osservatorio Nazionale della Shering Mobility alla 3ª Conferenza Nazionale. Le statistiche parlano chiaro: più di 5 milioni di italiani coinvolti dalla mobilità condivisa: Carsharing, Scootersharing, Carpooling, Bikesharing, ecc.

Nel 2018 i servizi attivi in Italia sono 363 il 3,8% in più rispetto all’anno scorso. Si sono registrati 33 milioni di spostamenti in sharing nel 2018, il doppio rispetto al 2015. In testa alle città like-sharing Milano e Torino. Seguono Roma, Bologna , Napoli e Palermo. La crescita è lenta ma inesorabile, in una nazione in cui i cittadini, soprattutto maschi, vedono ancora l’auto come uno status symbol da possedere ed amare. 

Ma la mobilità condivisa è anche amica della sostenibilità ambientale, aumentando l’uso dei mezzi a propulsione elettrica: 2.126 auto in car sharing su 7.961 sono elettriche. Ma è lo scooter sharing ha fare la differenza: il 90% dei mezzi dei 2.240 scooter sono elettrici. Senza contare le biciclette a pedalata assistita e adesso anche i monopattini elettrici, per i quali è in atto la certificazione come mezzi di mobilità su strada.

In sintesi da questo rapporto possiamo dedurre che la sharing mobility sia finalmente passata da uno stato di start-up ad uno stato di consolidamento del mercato che cresce lentamente ma inesorabilmente.

In Conferenza sono stati presentati anche i risultati dell’analisi demoscopica realizzata da Doloitte che chiarisce la crescita lenta della sharing mobility in Italia: per 6 italiani su 10 la mobilità oggi è ancora una fonte di preoccupazione quotidiana. Nonostante l’auto privata rimanga tuttora il mezzo di trasporto più utilizzato dagli italiani (57%), più della metà (54%) aumenterà l’utilizzo dei nuovi servizi di mobilità nei prossimi 3 anni, anche se in logica complementare e non sostitutiva all’auto di proprietà, ma soltanto se vi sarà un’evoluzione dell’offerta lungo quattro direttrici: convenienza economica, facilità di accesso al servizio, chiarezza dell’offerta, riconoscibilità dell’operatore che fornisce il servizio.

Questi i punti su cui lavorare.

 

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