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In Italia due Comuni su tre non sono digitali

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Due Pubbliche Amministrazioni Locali (PAL) su tre non erogano alcun servizio completo tramite il web. La denuncia è sollevata dall’Ufficio studi della CGIA (Confederazione Generale Italiana degli Artigiani) che ha esaminato i dati Istat riferiti all’utilizzo delle tecnologie dell’informazione da parte dei nostri Enti locali (Istat 3 gennaio 2017).

I risultati di questa analisi sono sconfortanti: tra tutte le Regioni, le Province, i Comuni e le Comunità montane presenti in Italia la percentuale di enti che offre la possibilità di avviare e concludere per via telematica l’intero iter di almeno un servizio richiesto dall’utenza è pari al 33,8: praticamente solo 1 su 3 è in grado di espletarla. 

Mentre la rivoluzione digitale ha ormai coinvolto tutto il mondo delle imprese, ha invece solo scalfito il mondo della pubblica amministrazione. Un divario, quello tra pubblico e privato, che non ha eguali tra i principali Paesi Ue. Infatti l'Italia si posiziona al 21° posto.

Va comunque ricordato che il 93,5 per cento della PAL monitorata in questa analisi ha un sito internet dove l’utenza può visualizzare e/o acquisire informazioni; scende all’85 per cento il numero di quelle dove è possibile scaricare la modulistica, mentre si abbassa al 58,3 per cento la quota di enti locali in grado di consentire ai cittadini e alle imprese di inviare on line la modulistica.

A livello territoriale i Comuni più virtuosi sono quelli ubicati nella Provincia autonoma di Bolzano, nel Veneto, in Emilia Romagna e in Toscana. Se in Alto Adige il 65,5 per cento dei Sindaci è in grado di espletare questo servizio, in Veneto il  tasso scende al 56,5 per cento, in Emilia Romagna al 54,1 per cento e in Toscana al 44,8 per cento. In coda, invece, troviamo i Comuni della Liguria (17,4 per cento), della Sicilia (16,8 per cento) e del Molise (14,7 per cento).

Tra la trentina di servizi offerti on line monitorati, il 24,5 per cento dei Comuni italiani consente di soddisfare compiutamente per via telematica le esigenze dell’utenza con il SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive) e il 14,5 per cento con la DIAP (Dichiarazione di Inizio Attività Produttive). 

Il ritardo italiano è un problema culturale  fortemente generazionale e geografico. La popolazione italiana ha un’età media molto avanzata che non utilizza i servizi internet, condizionando negativamentel’offerta di prestazioni on line. Nel Sud, inoltre, abbiamo competenze informatiche/digitali molto carenti che influenzano negativamente la media nazionale. Tuttavia, se la nostra Pubblica amministrazione locale arranca nel processo di informatizzazione, molto dipende anche dai mancati investimenti, in costante calo negli ultimi anni per i noti vincoli finanziari imposti dallo Stato centrale.

Fonte CGIA Mestre

 

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