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Il cervello e la memoria di una smart city

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La traduzione più utilizzata per “smart city” è: città intelligente. Quando parliamo di intelligenza il nostro primo riferimento è il cervello e la memoria dell’uomo. La smart city può essere facilmente paragonata all’organismo umano: se pensiamo ai sensi ci viene spontaneo associarvi i sistemi di videocamere, i sensori, i sistemi di comunicazione ai cittadini, ecc. Cosa possiamo invece associare al cervello ed alla memoria in una smart city? Personalmente non ho dubbi: il sistema informativo di gestione della città e le banche dati.

Tutto questo funziona grazie ad apparati informatici che, insieme a tutte le periferiche e alle reti di connessione, compongono quella che potremmo chiamare la “digital city”. Un tempo i computer li chiamavamo “cervelloni”, e l’accrescitivo era riferito alle dimensioni degli elaboratori contenuti in grandi centri di calcolo. Oggi le dimensioni sono decisamente diminuite, ma non così la funzione di intelligenza artificiale.

Con i computer è oggi possibile gestire le città, dare supporto ai decisori, informare i cittadini, semplificare i processi e migliorare quindi la qualità della vita di tutti noi. Per fare questo è necessario associare all’elaboratore il sistema informativo della città che, attraverso reti ed interfacce, si connette a sensori, totem, pannelli a messaggio variabile, sistemi di illuminazione, videocamere, sistemi di comunicazione via web, ecc.

Tutti questi apparati producono dati che, insieme alle banche dati anagrafiche, geografiche, satellitari, erariali, descrittive della città, vanno a popolare la memoria della città. Oggi, un buon sistema a riferimento geografico, integrato con tutti i sistemi di gestione amministrativa di una città (anagrafe, tributi, edilizia, scuola, reti tecnologiche, rifiuti, ecc.) è la base di partenza per costituire il cervello della città moderna.

Ovviamente questo cervello deve saper comunicare e interloquire con il cittadino, i professionisti e le aziende, semplificando le pratiche amministrative e facilitando l’accesso alle informazioni. Deve inoltre saper comunicare con i cittadini occasionali come i turisti che non conoscono il territorio ed hanno bisogno di descrizioni della città, itinerari, luoghi di visita, eventi.

Già questa prima parte non è facile da realizzare. Software e sistemi informativi vanno scelti in funzione delle loro capacità di interoperare con altri sistemi, condividendo dati e facilitando l’incrocio delle informazioni. Anche a scapito di qualche funzione particolare, è sempre preferibile scegliere il prodotto che riesce ad interoperare, anziché il prodotto molto evoluto ma chiuso in se stesso.

Ma il problema più complicato è quello di far interoperare le varie periferiche, cioè i “sensi” della città, con il sistema informativo fino ad ora descritto. Ogni periferica usa un proprio software centralizzato di controllo: i lampioni a led sono controllati da software che consentono di programmare e ottimizzare l’accensione, di monitorare il funzionamento ed il consumo, ecc.; i sistemi di videocamere, i sensori di traffico, i sensori di qualità dell’aria, le colonnine di ricarica elettrica, idem. Pensate un po’ cosa serve per controllare ogni sistema. Le amministrazioni dovrebbero avere una schiera di operatori a servizio dei vari sistemi.

Per ovviare a questo è invece necessario che questi sistemi siano interoperabili, condividano i dati in un’unica memoria, e siano controllati da un unico cruscotto generale. Un cruscotto in grado di monitorare i vari sistemi e di allertare l’operatore in caso di necessità. Per aggiungere maggiore “intelligenza” al sistema, sarebbe anche utile generare un complesso di regole che facciano interagire gli apparati. Ad esempio, se in una zona della città viene superato il livello di polveri sottili, oltre ad essere segnalato agli operatori e decisori potrebbe, in automatico e senza intervento umano, essere visualizzato sui pannelli a messaggio variabile. Potrebbe anche essere abilitata, attraverso appositi semafori, la chiusura al traffico della zona.

Siamo ancora ben lontani da soluzioni evolute di questo tipo nelle nostre città. Diversi centri urbani hanno realizzato progetti per singoli comparti: sistemi intelligenti di illuminazione, sistemi informativi sulla mobilità pubblica, ecc. Ma non vedo ancora nulla che vada veramente verso una soluzione completamente integrata.

Manca una progettualità complessiva del sistema che serva poi per andare a collocare ed integrare le singole componenti. Senza contare poi il fatto che, a parte sporadici tentativi fatti con organismi pubblico-privati, nella stragrande maggioranza dei casi a gestire la città sono le Amministrazioni Comunali, che sono ben lontane da una visione digitale della città, oltre a soffrire delle ingerenze di funzionari e dirigenti sempre restii ai cambiamenti ed alle innovazioni.

 

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Last modified on Monday, 05 February 2018 19:02
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